Come trasformare le paure in desideri?

 

Che cos’è la paura?

Spesso quando sentiamo o leggiamo il termine ‘paura’ proviamo una sensazione particolare e un timore quasi reverenziale per questo termine, difficilmente scorgiamo il legame tra questa parola e un’altra che ne è invece affine: ‘desiderio’. Per desiderio si possono intendere molte cose: ciò che vorremmo per noi nel presente, nel futuro, magari un obiettivo da raggiungere, qualcosa che ci potrebbe far stare bene, ci appagherebbe da diversi punti di vista: lavorativo, affettivo, sociale…

Tornando alla paura, come potremmo definirla? Essa è una sensazione psicologica più o meno intensa che può portare timore e preoccupazione a una persona sfociando spesso in vero e proprio panico o terrore. Un’emozione paurosa può produrre una forte e continua ansia durante la giornata, un’ansia che in molte occasioni può espandersi a diversi ambiti della nostra vita, rendendoci ‘pesante’ anche solamente fare le cose più semplici, ad esempio uscire di casa o guidare.

 

Paura sana e malsana

Di per sé la paura ha il compito di segnalare una condizione di allarme, permettendo al nostro corpo di mettere in atto una reazione. La comparsa della cosiddetta paura malsana o eccessiva si differenzia da una paura più funzionale e consueta. Nella prima avviene un’attivazione del sistema nervoso autonomo parasimpatico, questa porta ad un abbassamento della pressione sanguigna e della temperatura corporea, a un aumento della sudorazione, alla dilatazione delle pupille, a un calo del battito cardiaco e della tensione muscolare. Queste modificazioni fisiologiche provocano una paralisi, si rimane immobili di fronte al pericolo, incapaci di reagire. La paura funzionale, al contrario, è un’emozione che attiva il sistema nervoso simpatico portando un maggior afflusso di sangue nei muscoli come conseguenza dell’ aumento del battito cardiaco, permettendo così al nostro corpo di essere pronto all’attacco o alla fuga. Questa attivazione ha permesso alla specie umana di sopravvivere, di affrontare ed evitare pericoli che si sono presentati nel corso della sua evoluzione. Prendendo in considerazione la paura eccessiva, è chiaro come essa possa portare alla psicopatologia, non permettendo al soggetto di vivere serenamente.

 

Paura e psicologia

Spesso i pazienti che vengono in studio hanno la cosiddetta ‘paura della paura’, ovvero una forte avversione riguardante la possibilità di riprovare una paura già sperimentata in passato. Questo avviene ad esempio in seguito a un attacco di panico o un forte trauma, che fa provare sensazioni così spiacevoli alla persona che il solo pensiero di ritrovarsi in quella situazione lo paralizza. Da qui nasce il fenomeno dell’evitamento: fuggire da determinate situazioni dove si è provato panico e terrore in passato. Questo comportamento va trattato in terapia con pazienza e consapevolezza, aiutando il paziente ad affrontare la situazione ansiogena, con i propri tempi, per permettergli finalmente di ritornare a vivere con serenità. Un discorso analogo possiamo farlo per chi presenta invece fobie specifiche verso animali, oggetti e situazioni. La paura eccessiva e l’evitamento possono portare sia a conseguenze psicopatologiche, sia influenzare negativamente i nostri obiettivi, i nostri desideri. Se riflettiamo con attenzione paura e desiderio sono emozioni, sensazioni ed impulsi legati tra di loro, molto vicini. Una persona può desiderare fortemente qualcosa e allo stesso tempo avere una grande paura di perderla, ad esempio in una relazione amorosa. Un’altra potrebbe avere un obiettivo importante da raggiungere nella propria vita, magari lavorativo, ma per senso di inadeguatezza e timore di fallire non provare mai a raggiungerlo, scegliendo altre strade più ‘sicure’, spesso ci si accontenta tenendosi anche dentro un forte senso di frustrazione e rammarico per non averci mai provato. In poche parole proprio perché desidero qualcosa o qualcuno e ‘investo’ tanto di me stesso nell’averlo/a, tanto più ho da perdere e conseguentemente maggiore sarà la mia paura di perderlo/a. È normale  e lecito avere timore di perdere ciò che desideriamo, non è invece salutare e costruttivo pensare di non poter essere artefici del nostro destino, rimanere sempre fermi in balìa degli eventi o rinunciare continuamente ai nostri obiettivi solo per paura di fallire, di non essere all’altezza.

 

Pensieri e desideri

Sin dall’infanzia ognuno di noi impara a far sue delle convinzioni su se stessi, sugli altri ed il mondo. Queste idee o ‘credenze profonde’ sono considerate spesso verità assolute (Beck 1987); ci soffermiamo su di esse e le crediamo autentiche senza considerare gli elementi che vanno a contraddirle, siamo autocritici verso noi stessi e accettiamo per vere solo le informazioni che confermano le nostre credenze ignorando ciò che invece le disconferma. Queste convinzioni influenzano i nostri atteggiamenti e le regole che seguiamo nella vita di tutti i giorni e lo fanno da sempre, senza che ce ne accorgiamo. Da queste credenze e regole che seguiamo derivano i nostri pensieri, che in terapia chiamiamo ‘pensieri automatici’: Un esempio di pensiero automatico che potrebbe venire a un lettore di questo articolo potrebbe essere: “Questo articolo è troppo difficile da capire, non lo capirò mai”. Questo pensiero potrebbe derivare da una credenza di base di inadeguatezza: “Sono una persona incompetente, non sono capace di…, sono debole, sono un fallimento, non sono abbastanza bravo…”; da tutte queste credenze derivano inevitabilmente regole ed assunzioni del tipo: “Devo fare così altrimenti sbaglio, è terribile fallire, se non faccio così sbaglierò…”. Eccoci infine arrivati ai pensieri più immediati e veloci che facciamo nella quotidianità: “È troppo difficile fare questo od essere in questo modo…, non riuscirò mai a…, non sono in grado di…, non ce la faccio”, e molti altri ancora. È importante ricordare che tutti noi facciamo moltissimi pensieri simili ogni giorno, l’importanza del sostegno psicologico e del processo terapeutico sta proprio nell’aiutare la persona a modificare questi pensieri automatici, correggendo e modificando le regole/credenze che li influenzano, riuscendo di conseguenza a ‘correggere’ le emozioni e i comportamenti negativi derivanti da essi.

Non è quindi la situazione problematica che influenza le nostre emozioni ed i nostri atteggiamenti ma sono i pensieri che noi facciamo riguardo ad essa che li condizionano, spesso in maniera nociva. Uno dei compiti del terapeuta sarà quindi quello di aiutare il paziente a modificare determinati pensieri: “Ho paura di fare questo e sbagliare, non riesco a dire quello che penso per timore di…, ho paura di non essere accettato…”, facendoli divenire più sani e funzionali per la persona stessa: “Sarebbe bello riuscire a fare questa cosa…; desidero esprimere le mie idee, essere vero con me stesso e con gli altri, solo così potrò essere accettato per quello che sono…; mi piacerebbe/desidererei avere relazioni autentiche e per riuscirci posso mettermi in gioco, avere il timore di essere rifiutato e giudicato non mi aiuterà a raggiungere il mio obiettivo…”. Sarà quindi possibile attraverso l’aiuto di un professionista modificare ciò che prima sembrava un tabù, e trasformarlo nel desiderio di fare, di riuscire ed uscire da un circolo vizioso che può lasciare immobili e non permette all’individuo di poter realizzare i propri desideri e i propri obiettivi.

 

Da dove iniziare?

Bisogna innanzitutto fermarsi un attimo e guardarsi dentro. Le persone che non riescono a vivere una vita serena a causa delle proprie paure e timori o per diverse ragioni decidono di iniziare un percorso psicoterapeutico hanno sicuramente un forte senso di responsabilità: hanno capito che la cosa più importante è stare bene con se stessi, prima ancora che con gli altri. Parlando in generale sarà di grande aiuto imparare a gestire le proprie emozioni, la paura in primis. Ricordiamoci sempre che il modo in cui interpretiamo e giudichiamo una determinata situazione influenzerà automaticamente le nostre emozioni e i nostri comportamenti. Pensare continuamente ed in maniera ossessiva a qualcosa che ci fa paura e ci limita, impedendoci di seguire i nostri traguardi, è frustrante, tossico e deleterio. Maggiore attenzione portiamo ad un pensiero o ad un’emozione, più questa si intensifica e si ingrandisce. Se oltretutto questa emozione è anche negativa: ovvero legata ad una paura che provoca ad esempio forte ansia, proviamo ad immaginare quali possano essere le conseguenze!

Un primo passo è prendere consapevolezza dei nostri pensieri, spesso dannosi, che facciamo in alcuni momenti della nostra giornata, della nostra vita. Affrontare con l’aiuto di un professionista alcuni nostri blocchi, può solo che aiutarci a superarli, a vivere meglio: permettendoci di raggiungere non solo i nostri obiettivi e desideri ma anche consentendoci di cullare in maniera sana e consapevole le nostre paure.