L’elaborazione del lutto

Quando parliamo di lutto e più precisamente della perdita di qualcuno di caro ci addentriamo inevitabilmente in un argomento molto delicato e toccante per ognuno di noi. Questo succede in quanto la morte in sé rimarrà sempre un’esperienza che, da una parte, è avvolta da un alone di mistero e, dall’altra, è sperimentata da ognuno di noi mediante la perdita di qualcuno a noi caro: un familiare, un amico, un conoscente o anche semplicemente per la morte di un animale a cui eravamo affezionati. Parlando della perdita di una persona a cui eravamo molto legati, la maggior parte delle volte riusciamo ad accettare e superare la sofferenza causata dal lutto con il trascorrere del tempo. È importante ricordare che l’elaborazione del lutto avviene attraverso la sperimentazione di cinque fasi (Teoria di Kübler Ross, 1990, 2002).

Una prima fase detta di Negazione si presenta subito dopo la scomparsa della persona cara, il familiare non è ancora in grado di elaborarne la morte. Il lutto è ancora molto recente e non ci si capacita della perdita subita. Si sperimentano: shock, confusione e stordimento. Il soggetto che affronta questa prima fase preferisce rifiutare la realtà piuttosto che accettarla, a volte si cerca di rimuovere o negare il lutto per stare meno male, per autoconvincersi che non è successo nulla di così grave.

La seconda fase è caratterizzata da rabbia. Sentimenti ed emozioni contrassegnati da collera e paura prendono il sopravvento, poiché ci si rende conto che la perdita è avvenuta davvero, è reale. Questa rabbia, può essere espressa contro se stessi (quasi come un meccanismo auto-punitivo), contro la persona scomparsa (colpevole di essersene andata), contro Dio, contro il destino o prendendosela con terzi (cercando in questo modo un capro espiatorio).

Nella terza fase avviene una sorta di Negoziazione. In questa condizione, infatti, la persona riprende il controllo della propria vita e cerca di ricominciare a vivere.  Assodato che la perdita è irreversibile, pur con alti e bassi caratterizzati da sconforto e speranza, cerca si mettere in atto modalità e strategie per riprendere il controllo della propria quotidianità.

Nella successiva quarta Fase possiamo parlare di vera e propria Depressione. In questa fase vi è un’autentica presa di coscienza della perdita. Si pensa di essere in un tunnel buio dove non c’è via d’uscita. La persona, consapevole di ciò, vive uno stato di vera e propria depressione. Infatti, i sintomi manifestati sono proprio quelli indicati dal DSM – 5, (2013):

  • Umore depresso per la maggior parte del giorno, per la maggior parte dei giorni;
  • Marcata diminuzione dell’interesse o del piacere nel fare qualsiasi cosa, nella maggior parte della giornata;
  • Significativa perdita o aumento di peso;
  • Agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno;
  • Fatica e perdita delle energie per la maggior parte dei giorni;
  • Sentimenti di indegnità o sensi di colpa eccessivi o inappropriati per la maggior parte dei giorni;
  • Maggior difficoltà nel pensare e restare concentrati, oppure patologica indecisione, per la maggior parte dei giorni;
  • Ricorrenti pensieri di morte (non solo paura di morire) e ricorrenti ideazioni suicidarie.

 

A seguito di questi sintomi, spesso, ne sono riscontrabili diversi altri come: mal di testa, irritabilità, insonnia od eccessiva sonnolenza, rabbia, frustrazione, tristezza ed isolamento sociale. L’isolamento è conseguenza dell’evitamento: non si ha voglia di fare nulla, si sta in casa cercando di evitare qualsiasi stimolo indesiderato. Questo atteggiamento porta a un circolo vizioso: meno faccio, meno avrò voglia di fare e più mi precludo la possibilità di uscire dallo stato depressivo.

Nell’ultima fase la persona arriva all’Accettazione. Si conclude il processo di elaborazione del lutto, la persona comincia poco alla volta a riprendere in mano la propria vita. Il dolore, che è ancora presente, non è più negato o evitato ma viene gestito in maniera più funzionale e adattiva: è possibile proseguire con la propria vita senza dimenticare la persona venuta a mancare conservando la sua presenza in noi, si riesce così a voltare pagina.

Nei casi in cui il lutto non venga elaborato in maniera idonea seguendo le precedenti ‘tappe’, la persona rimane “bloccata”, si “arena” in una delle quattro fasi sopra indicate. In questo caso possiamo parlare di lutto patologico, caratterizzato da una situazione invalidante per la persona in sé ma anche per chi le sta accanto. La prima cosa da fare in questi casi è rivolgersi ad un professionista. Lo psicologo aiuta la persona ad esprimere le proprie emozioni, i propri sentimenti e tutto ciò che prova, permettendole così di riconoscere e validare le sue risorse e le sue motivazioni. Ovviamente la reazione al lutto è soggettiva ed è influenzata da molte variabili: ad esempio la causa della morte ed il grado di vicinanza affettiva alla persona defunta.

Cosa fare e cosa evitare nel caso di morte prematura di un figlio?

Nel caso della morte prematura di un figlio la rete di relazioni, il contesto familiare, sociale e amicale del genitore (o della figura di accudimento), saranno di fondamentale importanza. Oltre a darsi il tempo di vivere e di elaborare il lutto, cosa molto complessa in questa particolare situazione, si può cercare di rendere partecipi altre persone del proprio amore verso il bambino/a scomparso/a. In questa drammatica situazione, può rivelarsi un grande sostegno psicologico e morale fare da volontari per associazioni, iniziative e partecipare attivamente a progetti solidali nei confronti di altri bimbi. Così facendo, l’amore per il proprio figlio diviene un amore condiviso e potrà arrivare anche ad altri genitori che stanno o hanno passato una simile tragica situazione. Un altro aspetto molto importante è quello legato alla condivisione. Condividere le nostre convinzioni, i sentimenti e il dolore che proviamo con altre persone aiuta a esprimere in maniera sana le nostre emozioni e i nostri pensieri, evitando che esse ti “consumino” dentro. Non è funzionale evitare e negare il dolore, è sempre opportuno affrontarlo. Elaborare le fasi del lutto, infatti, vuol dire viverle, combatterle ma non farsi travolgere dal dolore e dalla disperazione, soprattutto se ci sono altri figli che stanno vivendo lo stesso trauma.

Cercare di concepire il più presto possibile un altro figlio per “sostituire” quello che purtroppo è scomparso prematuramente non è un atteggiamento sano e funzionale.  Spesso questa idea si insinua nella mente dei genitori ma è meglio aspettare, per avere il tempo di elaborare il lutto ma anche per evitare di traumatizzare il nuovo nato affidandogli il compito di colmare il vuoto lasciato dal fratello o dalla sorella che, purtroppo, non c’è più. Lasciare allestita la cameretta del figlio scomparso è un comportamento usuale. Dopo troppo tempo, però, è un segnale critico che sottolinea difficoltà nell’andare avanti. Senza eliminare tutti i ricordi, alcune cose possono essere date in regalo ad amici o conservate altrove. È di fondamentale importanza riconoscere che un dolore così grande spesso ha bisogno non solo di essere condiviso con i cari, con gli amici ed i conoscenti (come sottolineato precedentemente), ma va affrontato grazie all’aiuto e ad un sostegno psicologico professionale. Parlare del trauma che si sta vivendo con le persone che ci circondano e intraprendere un percorso psicologico individuale o di coppia, sono passi complementari. Non abbiate paura di farvi aiutare, di chiedere aiuto.

“Smetterla di fare ipotesi su ipotesi su come sono andate le cose, di colpevolizzare qualcuno o se stessi, accettare l’ineluttabilità della perdita, riconoscerla fino in fondo, apprezzare tutto il bene che quel rapporto ha comportato, e trovare la propria via, a volte del tutto personale, per ritrovare la vicinanza con chi non c’è più” (A. Onofri, C. La Rosa, 2015).

 

Bibliografia

American Psychiatric Association, (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders: DSM-5. Washington, D.C: American Psychiatric Association.

http://www.stateofmind.it/2016/11/lutto-reazioni-trattamento/

Kübler Ross, E. (1990). La morte e il morire. Padova: Cittadella Editore.

Kübler Ross, E. (2002). La morte e la vita dopo la morte. Roma: Edizioni Mediterranee.

Lindemann, E. (1944) Symptomatology and management of acute grief. American Journal of Psychiatry 51(6 Suppl): 155–60.

Onofri, A., La Rosa, C. (2015). Il lutto. Psicoterapia cognitivo – evoluzionista e EMDR. Roma: Giovanni Fioriti Editore.